Strategie SEO: piccole imprese, grande business (… se finisci in prima pagina…)

12 luglio 2017 - Digital transformation

Chi cerca trova, recita il vecchio adagio, e se lo trova subito è meglio ancora, si potrebbe aggiungere in ottica SEO.

Del resto, quando digitate una o più parole nella maschera di Google e compaiono i fatidici primi 10 risultati, quante volte avete bisogno (o voglia) di andare a scoprire cosa si nasconde nella seconda pagina? Praticamente mai? Beh, siete in buona compagnia, diciamo del 90% degli utenti. Per 9 persone su 10 quello che compare dall’11 posto in poi dei risultati di ricerca, è dunque come se non esistesse.

La SEO è stata inventata apposta per evitare questa calamità, ma per sfruttarne al meglio le potenzialità è prima necessario capire su quali meccanismi si basa Google per presentarci quei benedetti 10 link.

 

Come funziona Google?

Il principale (l’unico?) motore di ricerca della rete non è altro che un programma automatico, chiamato spider, che naviga i siti internet utilizzando circa 200 algoritmi in grado di analizzare più di 1.000 fattori presenti all’interno delle pagine, e proporre un “ranking” dei risultati in base a un criterio di rilevanza della chiave di ricerca.

Per dirla tutta però, il sistema è un filo più complesso di così: pochi sanno che una parte di analisi non è automatizzata e viene effettuata da persone reali, chiamate quality raters, in pratica dei tester che devono valutare la qualità e la veridicità dei risultati, segnalando possibili miglioramenti che verranno poi studiati, e nel caso applicati agli algoritmi.

 

La SEO è anche “roba da piccoli”

Ma in sostanza a chi serve davvero l’attività di SEO? Se state per rispondere “solo alle grandi società che hanno molti mezzi a disposizione per ottimizzare i loro siti”, vi state sbagliando.

L’ottimizzazione non è un’attività fine a se stessa: è utile soprattutto a chi, qualunque sia il suo volume d’affari, deve vendere qualcosa, dalle automobili a un servizio di dog-sitter.

Ma, come tutte le attività di marketing, richiede un investimento economico e quindi necessita di una misurazione del ROI.

Nel caso di un e-commerce, ad esempio, il ritorno dell’investimento è rappresentato dal numero di clienti che hanno raggiunto il sito “indirettamente” da Google.

In ogni caso, la SEO può essere preziosa sia per i grandi portali sia per i piccoli siti, e persino per le attività “fisiche” sul territorio, ma bisogna saperla fare. E anche molto bene. Perché i risultati non mentono mai, e sono facilmente misurabili.

Tenete presente che se cerchiamo, tanto per dire, “pizzeria a Milano”, faremo click su uno dei primi 10 risultati, ma probabilmente anche le altre migliaia di pizzerie “invisibili” hanno svolto un’attività di SEO. Insomma, solo i 10 più bravi sono stati premiati.

La verità è che si tratta di un lavoro molto complesso e il ben noto inserimento di keywords mirate in determinate posizioni all’interno della nostra pagina, è solo uno dei fattori che determinano il risultato. Google oltre al testo, analizza infatti anche la struttura html della pagina e i link in ingresso, perciò stiamo parlando di elementi quali accessibilità del sito, presenza di determinati tag, numero di condivisioni della pagina, recensioni, immagini, velocità del caricamento, ecc.

Tutti fattori chiave che il SEO Specialist deve avere ben chiaro in mente come gestire.

 

Investimento & risultati

Con un investimento limitato si possono comunque raggiungere ottimi risultati. Dipende tutto dalle chiavi di ricerca su cui si vuole competere.

Se entrare nelle prime 10 posizioni del ranking per la ricerca “pizzerie a Milano” può essere impegnativo, lo sarebbe invece molto meno ad esempio per “pizzerie a Milano zona Cadorna”. E probabilmente con un’utilità maggiore ai fini del proprio business.

È quella che oggi viene chiamata local SEO. Non è importante quante persone cercano una determinata keyword, piuttosto quanto quella parola è mirata sugli obiettivi del sito e sul posizionamento, anche geografico, dell’attività.

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