Competenze digitali, queste sconosciute

29 agosto 2017 - Digital transformation

Più o meno tutti noi sappiamo schiarire le ombre di una fotografia troppo scura con Photoshop, ma già davanti all’applicazione di una maschera, o di qualche altra elaborazione appena più complessa, la maggior parte degli utenti “comuni” si blocca. Semplicemente non è capace. Una grande massa di persone che sfrutta un mezzo “potentissimo” sì e no al 5% delle sue potenzialità.
Come dire: mi compro una Ferrari e la uso solo per andare a fare la spesa al supermercato.
Spesso nelle aziende lo stesso succede con praticamente tutti i più comuni pacchetti informatici. Persino con Office.

 

Digital Trasformation e competenze digitali
Oggi si parla tanto dell’importanza della Digital Transformation come motore della crescita aziendale, ma poi alla prova dei fatti questa necessità (per molti più che altro un’aspirazione…) si scontra con la realtà di un popolo di lavoratori – imprenditori compresi – impreparati alla sfida, e per i quali gli strumenti digitali restano ancora un corpo estraneo. Un armamentario tecnologico difficile da digerire e ancor più da utilizzare proficuamente.

La società olandese Randstad, che opera nel campo delle risorse umane, ha fotografato con chiarezza l’attuale situazione italiana in uno dei suoi ultimi “workmonitor”, indagini periodiche svolte in 33 nazioni sul mondo del lavoro.

 

Nel nostro Paese la “digital awareness” nelle aziende risulta in forte ritardo, ostacolata da non poche contraddizioni. Se il 90% dei dipendenti ritiene infatti che tutte le imprese dovrebbero adottare una strategia digitale, allo stesso tempo il 67% si sente impreparato all’utilizzo dei nuovi strumenti, e il 70% pensa che la propria azienda non disponga di personale adeguato a intraprendere il percorso di digitalizzazione. Idea suffragata anche dal fatto che l’80% delle aziende non ha ancora mappato le competenze digitali dei propri dipendenti.

 

Se proprio devo…
Questo guazzabuglio di incoerenze si traduce il più delle volte nell’adozione all’interno della propria struttura di piattaforme digitali, di per sé magari utili ed efficaci, ma soltanto perché “oggi si deve”, salvo poi impiegarle male o “al minimo dei giri”.
Oggi le aziende hanno a disposizione servizi straordinariamente validi per gestire in maniera moderna e produttiva il proprio business, a partire dagli strumenti di monitoraggio dell’attività di marketing, che se sfruttati al meglio rappresentano un’arma in più su un terreno difficile e franoso, in cui un solo passo falso può risultare devastante.

Se sfruttati al meglio, ribadiamo, altrimenti diventano inutili gadget che vanno a infoltire il parco informatico, appesantendo invece di alleggerire. Complicando invece di risolvere.

 

La potenza è nulla senza controllo
Una best practice? SEOmonitor, un innovativo strumento in grado di analizzare e monitorare un’ampia gamma di informazioni: dalle previsioni di crescita, alla gestione delle campagne SEO, alle prestazioni dei contenuti al controllo del posizionamento dei propri competitor.
Creando un collegamento fra i diversi lati del team di un progetto di content marketing – project manager, account, content writer, developer, ecc. – offre a ognuna di queste figure i parametri chiave di cui hanno bisogno per analizzare quotidianamente grandi quantità di dati e ottenere le migliori performance dalle loro attività.

La forza di un tool come questo sta nella semplicità di ottenere preziose indicazioni di business intelligence, comprendendo ad esempio cosa funziona meglio in termini di visibilità del proprio sito nei confronti dei potenziali clienti.
Ma è efficace solo se usato bene. E partendo dal presupposto che la maggior parte degli utenti sono in grado di sfruttare solo una piccola percentuale delle opportunità offerte dalla piattaforma, gli sviluppatori non si limitano a vendere il loro prodotto, ma attraverso il Learning Center garantiscono un’educazione facilmente fruibile e aggiornamento continuo.

Il Learning Center di SEO Monitor viene continuamente aggiornato con articoli e spiegazioni di utilizzo approfondite, offre un aiuto per “collegare tutti i puntini”, arrivando a tracciare un percorso ottimale di impiego della piattaforma.

 

Il messaggio è chiaro: la digitalizzazione non viene da sé, non è un processo scontato. Ci vuole impegno e fatica, soprattutto per quanto riguarda la fascia dei non giovanissimi: studiare, capire, aver voglia di affrontare e imparare tecnologie che possono spaventare ma che, una volta padroneggiate, garantiscono anche grandi risultati.

Un buon segnale per il futuro arriva tuttavia dalla consapevolezza dei lavoratori italiani a riguardo: da una precedente ricerca Ranstad emerge infatti che l’88% richiede più formazione in tema di tecnologie digitali. Invito accettato?

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