Big Data e Business Intelligence. Ordine dal “caos”

5 ottobre 2017 - Digital transformation

La Business Intelligence è un metodo per supportare le decisioni strategiche e tattiche all’interno di un’azienda, ma parlarne in questi termini potrebbe far venire in mente qualche pratica illecita di spionaggio industriale, messa in atto da multinazionali senza scrupoli, come succede nei film americani.

Per fare chiarezza su quello che in realtà è nient’altro che un evoluto sistema analitico, meglio dunque partire più da lontano, da quello che ne costituisce le fondamenta, ovvero i Big Data. Questo termine, oggi molto di moda e usato spesso a sproposito, si riferisce semplicemente al patrimonio di dati già presenti in azienda o acquisiti all’esterno, che vengono raccolti, validati, aggregati, elaborati e analizzati prima di poter essere utilizzati efficacemente.

In pratica, attraverso sofisticati modelli matematici, questa enorme massa di dati viene “digerita” e trasformata in informazioni di più semplice interpretazione, che risultano poi utili nell’ottimizzazione dei processi decisionali. Un’importante ricchezza interna che le aziende italiane stanno cominciando a considerare come un potente strumento di evoluzione del modello di impresa.

 

Il boom degli analytics

Il settore è infatti in piena espansione, come evidenzia l’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano. Secondo una recente ricerca, nel 2016 il mercato degli analytics in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo un volume di circa 900 milioni di euro.

Secondo Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, la Business Intelligence è ormai uno strumento indispensabile per rispondere con tempestività ai cambiamenti del mercato.

Estrapolare un ordine dal “caos” dei Big Data rappresenta inoltre un’opportunità per chi voglia sviluppare nuovi prodotti e servizi, come dimostra il valore complessivo delle startup di questo settore, che si aggira a livello mondiale sui 3,18 miliardi di dollari.

 

A chi servono i dati?

Nel panorama delle giovani aziende italiane, una delle realtà più innovative in questo senso è la milanese ThatMorning, nata nel 2015, che ha realizzato una piattaforma in grado di raccogliere ed elaborare grandi quantità di informazioni sulle strutture sanitarie del territorio. Queste vengono poi messe gratuitamente a disposizione dei pazienti che stanno cercando l’ospedale più valido per la loro patologia, ma sono utili anche alle aziende in ambito healthcare che vogliono affidarsi a business intelligence e data analytics.

L’idea garantisce un servizio etico al pubblico e allo stesso tempo permette di “fare business”, offrendo alle aziende analisi mirate della massa dei dati raccolti.

Società farmaceutiche, assicurazioni, produttori di apparecchiature medicali, ecc. sono in sostanza tutti soggetti potenzialmente interessati a conoscere più approfonditamente i dettagli della rete dell’offerta sanitaria italiana.

 

Da dove arrivano?

Tutto ciò insegna che oggi la vera sfida è probabilmente quella di riuscire a raccogliere dati da dove fino a ieri non sembra possibile, ad esempio dalla qualità delle prestazioni ospedaliere o persino da un device medico.

È così che in collaborazione proprio con ThatMorning e alla Società di tecnologia medicale Infosolution stiamo lavorando in partnership ad un progetto ambizioso e sofisticato, che potrebbe in futuro aiutare a migliorare l’efficacia terapeutica e il corretto uso dei device medici da parte dei pazienti.

Curiosi di sapere di cosa si tratta? Stay tuned ?

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